
In Abgrund. Il tramonto dell’identità europea. Kafka Mann Musil, secondo una fondamentale opzione ermeneutica volta a dare unità e coesione al suo lavoro, Alberto Granese, proponendo una trilogia di scrittori in lingua tedesca — il boemo Franz Kafka, il germanico Thomas Mann e l’austriaco Robert Musil — ha inteso mettere a confronto autori assolutamente centrali nella letteratura europea moderna.
I loro romanzi, pur con livelli espressivi e impostazioni diegetiche differenti, convergono nel rappresentare il clima culturale che ha preceduto, in parte causato e poi immediatamente seguito la Prima guerra mondiale, preparando il terreno ai regimi totalitari del Novecento, soprattutto al nazifascismo. Granese “legge” oggi questi autori non come esercizio intellettuale, ma come un atto di consapevolezza storica e civile.
Le stesse pulsioni autoritarie e identitarie che hanno alimentato i nazionalismi e le guerre mondiali del secolo scorso riemergono negli odierni populismi, fondamentalismi e rigurgiti razzisti, in quella nostalgia dell’ordine che, svuotata di senso critico, si trasforma facilmente in violenza e oppressione. Kafka, Mann e Musil ci insegnano che il Potere, quando si sottrae alla trasparenza e al controllo, diventa pericoloso; ci invitano, con la forza della loro scrittura, a non smettere mai di interrogare i meccanismi che regolano la nostra società. I loro romanzi non sono solo racconti di vicende individuali, ma metafore potenti e ancora attuali della nostra condizione storica.
In Das Schloß (Il castello) di Kafka, Granese esplora, attraverso l’Umkehrungstechnik dei piani narrativi del reale e dell’irreale — pur esaminandone altre ipotesi interpretative e i rapporti dell’autore con l’ebraismo — la fenomenologia del Potere, con i suoi aspetti invisibili, ubiquitari, demoniaci e funzionali anche alle società apparentemente democratiche.
In Der Tod in Venedig (La morte a Venezia) di Mann, interpreta, attraverso un’indagine storico-filologica del contesto ambientale e della dimensione archetipica dei miti, la scansione dialettica tra la ricerca delle radici oscure e inestirpabili della nostra civiltà e la strategia di scrittura delle componenti essenziali della Modernità.
Nel Doktor Faustus di Mann analizza le produzioni artistiche delle società borghesi, dall’apogeo del potere politico-economico alla loro crisi etico-sociale, disegnando un inquietante quadro di vero e proprio smarrimento delle coscienze, di cui la componente underground della musica e un sorprendente ipotesto dell’Inferno di Dante si rivelano autentici e originali interpreti.
Per Die Verwirrungen des Zöglings Törleß (Le confusioni del cadetto Törleß) di Musil, rileva nella rappresentazione di un collegio militare austro-ungarico l’audace metafora di una microsocietà repressiva, di una borghesia in crisi ancora aggrappata a forme antiquate di ordine, nonché il laboratorio del futuro autoritarismo europeo.
Dell’opera narrativa e saggistica di Musil, Der Mann ohne Eigenschaften (L’uomo senza qualità), illumina la struttura diegeticamente aperta e spinta fino ai confini dell’«abisso» storico e metafisico dell’epoca moderna, che, dietro il mito del progresso e della razionalità, può essere sempre travolta da forze oscure, irrazionali e autodistruttive.