
Nuovi studi sul Liber baptizatorum dell’Archivio Parrocchiale
Il presente lavoro costituisce un'integrazione ai diversi volumi pubblicati negli anni precedenti sulla
storia di Monte San Giacomo e tende ad offrire una visione globale degli eventi politici e religiosi
che hanno riguardato l’antico casale di Diano tra i secoli XVI e XVIII. Nella prima parte sono state
tracciate le linee fondamentali della storia rinascimentale del borgo e, mediante lo studio e l’analisi
di una documentazione ancora inedita, si è cercato di far luce ulteriormente sull’organizzazione
socio-politica del tempo, con particolare riferimento al rapporto vigente fra il baronaggio locale,
l’Universitas civium (Comune del Mezzogiorno) e i rurali del posto; non mancano, inoltre, notizie
fondamentali sul barone Leonetto Mazzacane (suffeudatario del principe di Salerno Ferrante
Sanseverino) e sullo stemma araldico risalente all’anno 1547.
Lo studio approfondito di un Liber baptizatorum settecentesco (custodito nell’archivio
parrocchiale della chiesa di San Giacomo Apostolo), integrato dalla disamina attenta di altre
importanti fonti documentarie, ha permesso di ricostruire e delineare, seppure parzialmente, il
quadro completo in cui si sono snodati i fatti e gli avvenimenti rilevanti della storia religiosa del
piccolo ‘Castello’ a sud di Salerno: dalle visite pastorali all’istituzione di ospedali e confraternite
(soprattutto quella mariana), dall’analisi dei beni ecclesiastici di chiese e cappelle al clero regolare e
secolare che officiò le sacre funzioni; dal morbo pestilenziale che, nel secolo XVII, decimò gran
parte della popolazione meridionale, all’edificazione di ospizi e case di ricovero che offrirono il loro
sostegno «miseris pauperibusque Dei». Da tale complesso panorama storico-sociale non esulano le
importanti notizie riguardanti le visite pastorali svolte da vescovi e loro vicari, come quella indetta
da mons. Paolo Emilio Verallo nel periodo immediatamente successivo al Concilio Tridentino e
l’altra, risalente al luglio del 1676, realizzata dal vicario diocesano Anello La Guardia al tempo del
pontificato di Clemente X e Innocenzo XI. Ci troviamo - come giustamente asserito da Gabriele De
Rosa - dinanzi a un mosaico, in cui dobbiamo sistemare diverse caselle, non solo proprietari,
baroni e vescovi, ma anche le missioni, le confraternite, le chiese ricettizie, le visite pastorali, il
devozionismo e il bigottismo. Il tutto nel quadro generale di una «civiltà contadina» che, nelle fasi
più critiche della propria esistenza, ritrovò il suo principale punto di riferimento nelle opere
caritatevoli svolte da ospedali, residenze assistenziali e case di ricovero, esempi vivi e concreti dello
spirito solidale e del grande trasporto morale e umano con cui la Chiesa e gli Ordini religiosi, nel
corso dei secoli, si sono prodigati al fine di tutelare e proteggere i poveri e gli emarginati dell’intero
Mezzogiorno d’Italia.