
Nel libro anche un contributo alla conoscenza europea del Poeta:
1996. Gatto in Polonia
In Alfonso Gatto: tensione libertaria e sperimentalismo ardito, Alberto Granese, uno dei più assidui e originali critici delle sue opere, ne mette finalmente in luce le qualità essenziali, del tutto inseparabili da una lucida riflessione sulla sua arte e sul proprio tempo, muovendosi con sorprendente agilità tra pittura e parola, linguaggi distinti ma intimamente fusi.
Secondo Granese, l’impulso originario della poesia di Gatto, segnato da un grumo esistenziale di sofferenza, si trasfigura nella memoria evocante, nel fluire lirico-musicale dei colori e dei versi, secondo un’ispirazione che non è mai un evento astratto, ma un’esperienza totale, restando, come ogni arte autenticamente sorgiva, in attesa del suo accadere, del suo continuo rimettersi in gioco nel vivo del non sapere tutto ciò che sa, scegliendo una parola sospesa tra il dire e il tacere, capace di dare accenti al silenzio.
Anche nel suo rapporto con Salerno, le radici biografiche e mediterranee di Gatto si compiono in una piena identificazione tra opera, corpo e spazio urbano: vie e piazze diventano parte del poeta, tanto che, nel secondo dopoguerra, quando accoglie temi resistenziali, l’origine affabulatoria della sua ispirazione rimane intatta.
Granese riesce, infatti, a mettere bene in luce come, nel suo “laboratorio” creativo, il reale venga assorbito e dissolto in un linguaggio sempre più allusivo, secondo un intenso viaggiare nell’opera, dove il gioco d’azzardo del poeta naufrago riesce a catturare il dinamismo geometrico delle linee e delle ellissi connotative e derealizzanti.
La complessa strategia compositiva di Alfonso Gatto, spinta al limite del senso, approda a un ermetismo rigoroso, a un vero e proprio trobar clus: esito coerente, secondo la sottile interpretazione che emerge per la prima volta in primo piano nel libro, di una tensione libertaria e di una poetica autonoma, radicale e sperimentale, che culmina in un inatteso confronto speculare con un poeta a lui affine, tra metrica euclidea e metrica del sublime.